Politica

Il parlamento concede l’amnistia a oltre 200 attivisti coinvolti in disordini e manifestazioni

A inizio marzo, l’Assemblea nazionale dell’Ecuador ha concesso l’amnistia a 268 persone, tra indigeni e attivisti, indiziate per aver partecipato, tra le altre, alle proteste del 2019, durante le quali il centro di Quito fu devastato, e diversi edifici pubblici furono presi d’assalto e incendiati.

Con 99 voti a favore su 125 legislatori presenti, l’Assemblea ha concesso l’amnistia, tra gli altri, al presidente della Confederazione delle Nazionalità Indigene (Conaie), Leonidas Iza, e al prefetto della provincia di Pichincha, dove si trova la capitale del paese, Paola Pabón.

“Questo voto riconcilierà il Paese. Abbiamo lavorato per l’unità che il nostro Ecuador si aspettava tanto, sono molto felice che i nostri compagni, i combattenti popolari, i difensori dei diritti umani, dell’acqua e della natura e tutte le loro famiglie oggi recuperino il loro libertà“, ha affermato il presidente del Parlamento Guadalupe Llori.

Secondo la Llori, questa decisione ha anche permesso di ottenere “giustizia nel Paese e la tanto attesa riconciliazione e unità nazionale”.

L’incendio della Contraloría di Quito durante le manifestazione del 2019 © La Republica EC

Sul totale delle persone amnistiate, 60 appartengono alle cosiddette proteste sociali del 2019 e 153 sono invece considerati “difensori dei territori comunitari“. Inoltre, 12 erano originariamente indiziate per l'”amministrazione della giustizia indigena“, e altri 43 sono attivisti in favore dell’ambiente.

“Non può essere che a quelle persone che nell’ottobre 2019 hanno sottoposto la città di Quito e l’Ecuador a atti di vandalismo e criminali, venga concessa l’amnistia. Questo è assolutamente ingiusto. L’amnistia significa schierarsi dalla parte della violenza, del vandalismo. E, naturalmente, chiediamoci cosa sta succedendo a quegli agenti di polizia e membri delle Forze armate che contribuirono a mettere ordine e prevenire l’anarchia nell’ottobre 2019: sono ancora sotto processo. Questa è un’ingiustizia totale”, ha commentato il Presidente della Repubblica Guillermo Lasso in seguito alla decisione del parlamento.

Dura anche la reazione di una parte della società civile della capitale ecuadoriana, che ha deciso di riversarsi pacificamente per le strade di Quito per protestare contro la decisione di amnistia. La piattaforma popolare che si oppone alla decisione dell’Assemblea Nazionale porta il nome di “Rialzati Quito“.

Secondo il rapporto congiunto della Banca Centrale e della Banca Mondiale, i dati del Post-Disaster Damage and Loss Assessment (DaLA) mostrano che le proteste dell’ottobre 2019 “provocarono danni e perdite per 821.68 milioni di dollari”.

Le proteste dell’ottobre 2019 nacquero in seguito alle misure economiche varate dall’allora governo Moreno, considerate da alcuni settori della società come inique. Di conseguenza, molte manifestazioni ebbero luogo in tutto il paese, ma purtroppo alcune di queste non furono portate avanti in maniera pacifica.

Dal 2 al 13 ottobre 2022, la città di Quito fu presa d’assalto, con abitazioni private occupate, edifici pubblici incendiati, 133 poliziotti feriti, e una violenza generalizzata che portò lo stesso presidente della repubblica ad abbandonare la città. Allo stesso tempo, tra i manifestanti persero la vita tra le 8 e le 11 persone, con oltre 1.500 feriti e oltre 1.300 arrestati.


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© Riproduzione riservata

Foto di Copertina: Ultima Hora

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