Politica

L’Assemblea Nazionale approva l’aborto per violenza sessuale

Ieri l’Assemblea Nazionale dell’Ecuador ha approvato la legalizzazione dell’aborto nel caso in cui la madre abbia subito una violenza. Secondo questa legge, l’aborto potrà essere praticato fino alle 12 settimane, mentre per alcuni casi eccezionali, ossia nel caso di ragazze, adolescenti e donne provenienti da aree rurali e indigene, il termine sarà di 18 settimane.

L’Assemblea nazionale ha dovuto modificare quattro volte l’articolo 19 del disegno di legge che garantisce l’interruzione volontaria della gravidanza in caso di violenza sessuale, in quanto non era riuscita per ben quattro volte a raggiungere i 75 voti necessari. Ora la legge passa all’esecutivo, che dovrà approvare o porre il veto sulla legge in questione.

Fino all’ultimo giorno del voto, le forze politiche hanno svolto fitti negoziati, per uno dei temi più divisivi della società ecuadoriana. Tuttavia, alla fine il voto per questo tema ha dimostrato come su certi argomenti valga di più la propria coscienza che non l’indicazione di partito. Infatti, voti favorevoli e contrari si sono registrati in ogni forza politica presente nell’assemblea.

Questa legge ha visto la luce in seguito alla decisione della Corte costituzionale dell’aprile 2021, che aveva depenalizzato l’aborto per violenza sessuale in Ecuador e aveva ordinato all’ombudsman di preparare una proposta in tal senso. Proprio su queste basi si fonda il testo approvato ieri dall’Assemblea.

Manifestazione a favore dell’aborto in Ecuador © Europa Press

In Sudamerica solo Guayana, Guyana francese, Argentina ed Uruguay ammettono la libertà completa di abortire, mentre Paraguay, Cile, Venezuela e Brasile vietano questa pratica al 100%, se non in casi limiti per salvare la vita della madre. L’Ecuador, invece, fino a ieri rientrava in una terza lista di paesi sudamericani, ossia quelli che permettevano l’aborto per motivi di salute della madre. In questa categoria figurano anche Colombia, Bolivia e Perù.

PROTESTE

Prima, durante e dopo il voto, tanto i gruppi femministi quanto quelli pro-vita hanno protestato contro la decisione dell’Assemblea con sit-in davanti all’edificio dell’organo legislativo. accettano quanto approvato dal legislatore.

Ana Vera, del collettivo femminista, ha affermato che con il testo approvato dall’Assemblea, ragazze, adolescenti e donne incinte saranno condannate ancora alla clandestinità e alla maternità forzata.

D’altro canto, Martha Cecilia Villafuerte, del gruppo pro-vita, ha annunciato che nei prossimi giorni porteranno avanti delle iniziative per mobilitare una campagna per il veto totale del progetto approvato dall’Assemblea.


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© Riproduzione riservata

Foto di Copertina: CNN

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