Politica

I collettivi sociali annunciano proteste in tutto il paese

I rappresentanti del Collettivo Nazionale di Direzione del Parlamento Plurinazionale dei Popoli hanno annunciato che si uniranno alle mobilitazioni dei gruppi di agricoltori della costa, chiedendo al governo di congelare il prezzo del carburante, adeguamenti dei prezzi di prodotti come il riso e rispettare i diritti dei lavoratori.

Il 18 ottobre scorso, diverse autostrade in alcune province dell’Ecuador, nella regione costiera, sono state bloccate. Diversi rappresentanti del settore agricolo della provincia del Guayas hanno spiegato che le proteste sono state una “Giornata Civica Nazionale” e che sono anche un esempio dell’unità del settore agrario del paese.  I movimenti del settore agricolo si sono riuniti alle cinque del mattino per uno “sciopero nazionale“, chiedendo anche al presidente Guillermo Lasso di rispettare le promesse fatte al settore agricolo durante la sua campagna elettorale, nella quale il presidente aveva promesso che avrebbe rispettato i prezzi dei prodotti agricoli. Tuttavia, questa promessa sembra essere stata dimenticata dal presidente. 

L’insoddisfazione per l’attuale amministrazione da parte dei movimenti dei lavoratori agricoli ha fatto si che anche altre sigle appoggino la protesta. Tra questi figurano: la CONAIE (Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador), il FEINE (Consiglio dei Popoli Indigeni e le Organizzazioni Evangeliche dell’Ecuador), la FENOCIN (La Confederazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine, Indigene e Nere), il FUT (Fronte Unitario dei Lavoratori), e il Fronte Popolare. Tutte queste sigle insieme hanno annunciato per il 26 ottobre una mobilitazione da diversi punti dell’Ecuador verso il palazzo presidenziale di Carondelet a Quito. In una conferenza stampa il 18 ottobre 2021, il Collettivo ha dichiarato che scenderà in piazza per chiedere che il governo nazionale congeli il prezzo del carburante, mantenga le promesse fatte al movimento contadino e rispetti i diritti dei lavoratori.

Immagine della protesta del 2019 © HRW.org

Perché si stanno mobilitando?

Il presidente della CONAIE, Leonidas Iza, ha detto che si mobiliteranno perché, sebbene abbiano partecipato a diversi spazi di dialogo con il governo nazionale, non c’è una risposta reale alle loro richieste. “Di fronte a questioni urgenti in materia economica, non vi è alcun risultato”, ha detto Iza.

Eustaquio Tuala, presidente del FEINE, ha detto che uno dei motivi principali per cui scenderanno in piazza è l’aumento del costo del carburante. La questione dell’aumento permanente del carburante “ferisce tutti gli ecuadoriani tranne i milionari“, ha detto Tuala.

Per quanto riguarda l’aumento del carburante, Hatary Sarango, vicepresidente di FENOCIN, ha affermato che l’aumento colpisce donne, casalinghe, contadini e tutti gli ecuadoriani perché significa un aumento del prezzo del paniere di base. Sarango ha anche detto che un altro problema è che i prezzi dei prodotti contadini non sono equi, e che questo deve cambiare. Da FENOCIN e da tutte le altre organizzazioni sociali, ha detto la leader, “chiederemo che i prodotti della campagna siano accolti ad un prezzo equo”.

Nella sua campagna elettorale, Lasso aveva promesso di mantenere invariati i prezzi dei prodotti agricoli. Tuttavia, diversi rappresentanti del settore sostengono che non lo ha fatto. Per esempio, il riso veniva generalmente venduto a 44.2$ per balla, ma ora è venduto a 32$, secondo Rafael Santos, coordinatore del Daule Agricultural Center. A causa del deprezzamento dei prodotti agricoli, dal 18 ottobre, diversi agricoltori in tutto il paese hanno paralizzato le loro attività e bloccato alcune autostrade.

D’altra parte, anche il settore dei lavoratori ha le sue richieste. Ángel Sánchez, presidente della FUT, ha detto che si mobiliteranno contro le leggi economiche urgenti che il presidente Lasso intende presentare all’Assemblea Nazionale. Secondo Sánchez, questi due disegni di legge che derivano dal disegno di legge “Creare Opportunità”, violano i diritti dei lavoratori. Il presidente della FUT ha anche annunciato che questa settimana l’organizzazione presenterà all’Assemblea Nazionale un progetto su un nuovo Codice del Lavoro organico che “fornirà stabilità ai lavoratori.”

Leonidas Iza, leader della CONAIE © Revista Vistazo

Cos’altro chiedono?

Leonidas Iza ha detto che faranno uso del loro diritto alla resistenza “in modo pianificato con i cittadini”, aggiungendo anche che si tratta di “una mobilitazione, non un punto morto, non una chiusura”.

Tuttavia, Iza non ha escluso che le mobilitazioni possano trasformarsi in uno sciopero. Iza ha detto che tutto dipenderà da come il governo risponderà alle loro azioni.

Eustaquio Tuala, presidente del Feine, ha dichiarato che il presidente Guillermo Lasso ha dimenticato i lavoratori e che sono stati costretti ad esercitare il diritto alla resistenza perché il governo non ascolta o risponde. “Quando non siamo d’accordo con qualcosa, dobbiamo protestare“, ha detto Tuala e ha assicurato che sono disposti a dialogare con il governo, ma a patto che si impegnino ad agire.

Anche il vicepresidente della FENOCIN, Hatary Sarango, ha concordato con gli argomenti degli altri leader riguardo il dialogo col governo. Sarango ha detto che i dialoghi con il governo non possono essere solo protocollo ed è per questo che i membri della FENOCIN continueranno a lottare per “difendere la pace, la democrazia e i diritti” di tutti gli ecuadoriani.

Nelson Erazo, presidente del Fronte Popolare, ha detto che sembra che il governo non sia interessato a ciò che pensa la gente e ha assicurato che le mobilitazioni continueranno “se continueranno ad insistere sull’applicazione di politiche” che danneggiano i settori più vulnerabili.

Infine, Leonidas Iza ha chiesto al presidente Lasso di “ascoltare il popolo” e “smettere di inventare fantasmi di questo presunto triumvirato della destabilizzazione”. Nessuno dei rappresentanti ha fornito dettagli su a che ora intendono mobilitarsi il 26 ottobre, tuttavia, hanno assicurato che la mobilitazione sarà a livello nazionale.

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© Riproduzione riservata

Foto di Copertina: HRW.org

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