Cultura

Guayasamín: l’artista ecuadoriano che ha raccontato le ferite dell’America Latina

Nato a Quito il 6 luglio 1919, Oswaldo Guayasamín Calero fu ed è ancora oggi uno dei pittori e autori di murales ecuadoriani più importanti, influenti e rappresentativi di sempre. Attraverso le sue opere, l’artista ha illustrato soprattutto la sofferenza del popolo indigeno, l’ingiustizia sociale e le violazioni dei diritti umani, tanto in Ecuador quanto altrove, provocando diverse discussioni.

Di padre indigeno e madre mestiza, la famiglia di Guayasamín fu molto numerosa, con dieci fratelli e sorelle di cui lui fu il maggiore. Fin dalla giovane età, Guayasamín cominciò ad esprimere la sua passione per l’arte disegnando caricature e vendendole per pochi soldi in città. Più tardi inizia gli studi presso la Scuola di Belle Arti di Quito, laureandosi nel 1941 in pittura e scultura, dopo anche aver fatto degli studi di architettura.

La sua prima mostra a Quito ebbe luogo nel 1942, venendo molto criticata. Infatti, durante la sua carriera le opere di Guayasamín hanno provocato diverse polemiche, soprattutto a livello politico e sociale. Nonostante ciò, Nelson Rockefeller, all’epoca incaricato degli affari interamericani dall’amministrazione del presidente statunitense Franklin Roosevelt, vedendo le sue opere ne rimase incantato, portandosi a casa un totale di sei dipinti. E fu grazie a questo grande acquisto che Guayasamín viaggiò negli Stati Uniti, dove rimase sei mesi, per poi spostarsi in Messico, dove grazie al maestro caricaturista José Clemente Orozco, imparò l’arte degli affreschi.

Oswaldo Guayasamín insieme ad una delle sue opere © El Universo

Fu così che Guayasamín riuscì a viaggiare per tutta l’America Latina e non solo, trovando sempre diverse ispirazioni. Questi viaggi furono delle vere e proprie muse ispiratrici per una delle più celebri serie di opere dell’artista, Huacayñán (in quechua, Il cammino del pianto), una serie di 103 dipinti, completati tra il 1946 e il 1951, che evocano la miseria e l’ingiustizia nel contesto etnico e dei gruppi minoritari indigeni dell’America Latina.

Le sue opere hanno fatto il giro del mondo, e paesi come Francia, Venezuela, Cuba, Messico, Italia, Spagna, gli Stati Uniti e tanti altri hanno accolto ed esposto le sue opere. Non a caso, in Italia, il suo autoritratto fu esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Durante la sua carriera, Guayasamín venne premiato con numerosi premi nazionali ed internazionali, come il Gran Premio alla III Biennale Ispano-americana d’Arte a Barcellona nel 1955, e poco dopo il Gran Premio alla Biennale di San Paolo, in Brasile.

Nel 1976, l’artista crea la Fondazione Guayasamín donando così tutte le sue opere e collezioni di beni culturali all’Ecuador. La Fondazione ha sede nella Casa Museo Guayasamín, quella che fu la casa del pittore, che comprende anche la premiata Capella dell’Uomo (Capilla del Hombre). La costruzione di questo museo d’arte, concepito dal pittore come omaggio all’essere umano, fu completata dopo la sua morte nel 1999, e contiene diverse opere dell’artista.

All’età di 79 anni e con più di 7.000 opere, Oswaldo Guayasamín venne a mancare il 10 marzo 1999 a Baltimora, negli Stati Uniti. Le sue ceneri riposano tutt’ora sotto uno degli alberi del giardino di casa sua, accanto a quelle del suo miglior amico, nonché celebre scrittore ecuadoriano, Jorge Enrique Adoum.

Tra dipinti, murales, disegni e sculture, l’anima e il patrimonio di Guayasamín sempre rimarranno vivi, come una volta lui stesso disse: “Lasciate accesa la luce, che sempre tornerò”. 

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© Riproduzione riservata

Foto di Copertina: WideWalls

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