Cultura

Il condor che arrivò in Italia di paglia e tornò in Ecuador di gesso

I rapporti tra Italia ed Ecuador nel settore delle arti affondano le proprie origini nel periodo della Colonia, e hanno trovato espressione in centinaia di monumenti, edifici e luoghi storici di tutto il paese andino.

Soprattutto nel periodo immediatamente successivo alla proclamazione della Repubblica ecuadoriana (1830), gli artisti ed architetti italiani furono prediletti dalle autorità locali per progettare i monumenti in onore degli eroi nazionali ecuadoriani, che dopo secoli di dominazione erano finalmente riusciti a strappare la propria indipendenza dalla Spagna, prima, e dalla Grande Colombia, poi.

Aldilà della buona nomea come professionisti delle arti, le autorità ecuadoriane optarono per il genio italiano per via della classicità dei suoi monumenti dell’epoca, tornate in auge dopo secoli, e per la comune e contemporanea lotta per l’indipendenza nazionale.

Così, in svariate città ecuadoriane, quali Quito, Guayaquil, Ambato, Riobamba e Latacunga, vennero adoperate le conoscenze dei fratelli Francesco e Lorenzo Durini, svizzeri di lingua italiana, ma cresciuti accademicamente in Italia, tra Milano, Genova e Torino.

Il Condor del monumento in Piazza dell’Indipendenza

Fu soprattutto Lorenzo e, dopo la sua morte, suo figlio Francesco, ad occuparsi dei monumenti in omaggio agli eroi dell’Indipendenza ecuadoriana. A Quito, per esempio, Lorenzo Durini coninuò il progetto del monumento nella piazza dell’Indipendenza, il cui primo bozzetto fu realizzato da un altro artista italiano, il prete salesiano Juan Bautista Minghetti, esiliato insieme alla sua comunità religiosa nel 1896 per ragioni politiche.

Tuttavia, Lorenzo Durini morì prima che l’opera iniziasse, e toccò a suo figlio Francesco portare a termine l’opera. L’idea fu quella di realizzare un monumento in pieno stile neo-classico italiano dell’epoca, che avesse però una connotazione latino americana. Questa connotazione venne data dalla realizzazione di un condor maestoso, simbolo del paese e della libertà raggiunta.

Per la realizzazione del condor, Lorenzo Durini, e successivamente suo figlio Francesco, contattò una serie di artigiani italiani affinché realizzassero i alcune parti del monumento. Così, ad Anacleto Cirla fu assegnata la scultura del marmo ed il disegno della struttura, a Pietro Lippi la fusione dei metalli, e ad Adriatico Frioli la preparazione dei calchi in gesso delle statue che avrebbero adornato il monumento.

Tuttavia, per l’incarico ad Adriatico Frioli sorse un problema. Infatti l’artista, come i suoi colleghi, ad esclusione dei Durini, non viveva in Ecuador, ma in Italia, e non aveva mai visto in vita sua un Condor, il cui calco in gesso gli era stato commissionato.

Così, per poter rendere l’idea, Lorenzo e Francesco Durini partirono per le alture delle Ande, alla ricerca di un condor da cacciare. Lo trovarono, imbalsamarono, e lo spedirono in Italia affinché Frioli potesse realizzarne una copia esatta da rispedire in Ecuador.

E così fu: oggi, il condor che troviamo nel monumento in memoria dell’Indipendenza ecuadoriana nel centro di Quito è il risultato di quel lavoro, e di questa bizzarra storia.

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© Riproduzione riservata

Foto Copertina: Flickr

1 pensiero su “Il condor che arrivò in Italia di paglia e tornò in Ecuador di gesso”

  1. Felicitaciones!! no podría ser de otra manera que el arte y la arquitectura italianos se vean reflejados en los inicios de la historia del Ecuador, aporte que hasta hoy se mantiene actual en varios sectores como el maderero con la misma familia Durini.

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