Cultura

Le 5 leggende più famose di Quito

La capitale ecuadoriana si caratterizza non solo per le tante tradizioni e gli antichi costumi, ma anche per i suoi miti e leggende. Raccontati dai nonni, genitori, zii, soprattutto durante le cosiddette “Feste della Fondazione di Quito“, che si celebrano a dicembre.

Ecco alcuni dei più conosciuti e tante volte raccontati miti quiteños.

1. Cantuña

La leggenda racconta che Cantuña, un uomo indigeno che fu impiegato dai francescani per costruire l’atrio della Chiesa di San Francesco, dovesse finire i lavori in tempo per poter ricevere la paga.

Quando ormai il tempo stava per terminare, Cantuña se rese conto che non sarebbe riuscito a finire i lavori in tempo, perciò, disperato e senza sapere dove sbattere la testa, decise di fare un patto con il diavolo: Cantuña avrebbe dato la sua anima al diavolo affinché lui lo aiutasse a finire l’atrio della Chiesa.

Concluso il patto, centinaia di piccoli diavoli cominciarono a lavorare velocemente alla costruzione dell’atrio, come da accordo fra l’uomo indigeno e il diavolo. Tuttavia, Cantuña si rese conto che la sua anima si sarebbe persa e decide così di ingannare il diavolo, nascondendo una pietra dell’atrio.

Finiti i lavori, il diavolo va da Cantuña per prendere la sua anima ma inaspettatamente lo stesso si oppose, mostrando al diavolo che il lavoro non era terminato in quanto mancava una pietra. Il diavolo, sorpreso dal fatto che un semplice mortale avesse potuto ingannarlo, fugge svergognato e torna all’inferno.

Volete andare a cercare dove manca la pietra nascosta da Cantuña?

Il convento di San Francisco, a Quito, nel cui atrio manca una pietra © Mercure Hotels

2. La casa 1028

La leggenda racconta la storia di una giovane quiteña, Bella Aurora, che un giorno, insieme ai genitori, andò nella Plaza Grande per vedere una corrida di tori. Mentre guardavano la corrida, all’improvviso il toro corse verso la ragazza, che svenne dalla paura.

In seguito, i genitori decisero di portare la ragazza a casa: al civico 1028. Il toro, impazzito ed ansioso perché ormai non trovava più alla ragazza, saltò le barriere ed andò a cercare Bella Aurora. Arrivato alla casa, il toro buttò giù la porta e salì le scale verso la stanza di Bella. La ragazza, che giaceva nel suo letto, appena vide il toro cercò di fuggire, ma ormai era troppo tardi. Il toro speronò la ragazza, uccidendola in un colpo.

Il toro scappò all’improvviso, e non fu mai più ritrovato.

3. Il gallo della Cattedrale

Secondo la leggenda, don Ramón, un ragazzo molto ricco e pieno di sé, e soprattutto amante dalla vita notturna, era molto innamorato di Mariana, una ragazza che aveva un negozio vicino alla Cattedrale.

Le giornate di don Ramón erano sempre le stesse: dopo aver fatto colazione ed una ben meritata siesta, scendeva verso la Plaza Grande, dove si trovava la cattedrale, vicino alla quale lavorava la sua amata. Tuttavia, prima di arrivare al negozio di Mariana, Ramón soleva fermarsi sempre davanti alla Cattedrale per prendere in giro il gallo di ferro in cima alla cupola della chiesa, urlandogli contro: “Che sciocchezza di gallo che sei!”. In seguito, don Ramón andava verso il negozio di Mariana, dove dopo molti bicchieri di alcolici, tornava a casa, fermandosi sempre davanti al gallo della Cattedrale.

Don Ramón prendeva in giro il gallo, urlandogli contro che le regole esistevano per tutti tranne che per lui. Arrogante e pieno di alcool, don Ramón tornava a casa per ricominciare da capo il giorno dopo. Tuttavia, una sera, mentre don Ramón urlava contro il gallo per l’ennesima volta, questo scese dalla Cattedrale e rimproverò don Ramón, intimandogli di non bere più alcolici e di non prenderlo mai più in giro.

Spaventato, don Ramón promise al gallo di cambiare il suo atteggiamento ed il gallo tornò al suo posto sopra la Cattedrale. Gli amici di don Ramón lo presero in giro per tutto il resto della sua vita, e lui non prese più in giro il gallo né toccò più un bicchiere d’alcool. 

Il Gallo in cima alla cupola della Cattedrale di Quito © Flickr

4. Il Padre Almeida

La leggenda narra che il Padre Almeida, un prete un tanto particolare a cui piaceva uscire la sera, scalasse il Cristo della chiesa per poi uscire dalla finestra, per l’appunto posizionata sopra il crocifisso. Prima che il prete uscisse, il Cristo gli intimava: “Fino a quando, Padre Almeida?”, al che l’insolente prete rispondeva: “Fino a che non ritorno, Signore!”.

Una sera, mentre passava una processione funebre, Padre Almeida, traballante dall’alcool, sbatté contro la bara, che si aprì per terra all’improvviso. Senza credere a quello che vedevano i suoi occhi, il Padre Almeida vide sé stesso all’interno della bara! Inutile dire che il Padre si riprese immediatamente dai fumi dell’alcon, e non appena rientrò nel convento, giurò al Cristo che non avrebbe mai più bevuto.   

5. Mariangula

La leggenda narra che Mariangula, una ragazzina di 14 anni, aiutasse sempre a sua madre nel negozio di trippa mishqui (tradizionale street food fatto di trippa bovina alla griglia).

Un giorno, la mamma di Mariangula le disse di andare a comprare più trippa, ma Mariangula decise di spendere i soldi in altre cose, disobbedendo a sua madre. Mentre tornava a casa, ormai preoccupata dal fatto di non aver preso la trippa, Mariangula decise di andare al cimitero e togliere la trippa a uno dei morti che era stato sepolto poche ore prima.

Quel giorno la trippa ebbe molto successo per le strade di Quito. Quella sera, Mariangula non riusciva a dormire pensando a quello che aveva fatto. All’improvviso, cominciò a sentire dei rumori strani dentro casa, anche se tutti stavano dormendo. I rumori si fecero sempre più forti, fino a quando, all’improvviso, una voce le disse all’orecchio: “Marianguuula, dammi le trippe che hai rubato dalla mia sacra tomba!”.

Spaventata dalla voce che diventava ogni volta più forte, Mariangula prese un coltello e, senza dubitare, si aprì lo stomaco, pagando il suo debito.

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© Riproduzione riservata

Foto di Copertina: PatoSan su Pixabay

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